Lo alla NASA
Lo torna in California dopo 30 anni.
14-25 Gennaio 2011
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Grandissima occasione: Lo deve andare ad una conferenza organizzata
dalla NASA, il suo mito! Gia' si prefigura di poter partecipare al
prossimo viaggio sulla luna, su marte, alpha centauri! Il viaggio
(scalo a Newark) va via tranquillo e Lo si trova a prendere il BART,
la metropolitana di San Francisco: ha vaghi ricordi di un treno
futuristico, argenteo ed enorme, ma 30 anni sono tanti e lo smalto del
BART si e' un po' opacizzato! Dopo il BART, deve prendere il treno
fino a Mountain View, ma c'e' un ritardo di quasi mezz'ora: non e'
solo un problema italico (beh, in Italia il treno sarebbe stato
proprio soppresso, come infatti accadra' ai treni per Ivrea e Pavia al
rientro in Italia di Lo). Quando finalmente arriva il treno, si scopre
il motivo del ritardo: e' stracolmo di fans dei San Francisco 49ers,
la squadra locale di baseball (o di football?) La folla e' pittoresca
e molto eterogenea: tutti con magliette della squadra, cappellini,
gadget, cartelloni e perfino le facce dipinte. Tutti sono molto
stanchi ma contenti: la partita e' andata bene. Un gigante tauato
enorme e gentile offre il posto a Lo (l'avra' visto barcollante per la
stanchezza?) La proverbiale cordialita' dei Californiani emerge: il
gigante e i suoi amici fanno subito amicizia con Lo che, devastato dal
viaggio, non e' certo nei suoi momenti di maggiore cordialita'
(giusto, perche' di solito...). Sono contenti della partita, che e'
stata la "most amazing" e "awesome" della loro vita! Lo riesce ancora
a farsi i 2 km a piedi fino alla base dove, divertito, deve mostrare i
documenti per entrare! Eccolo nella NASA! Lungo il viale della base
piante aliene importate dal sistema stellare Alderan fanno sfoggia di
se' (o forse sono cipressi potati in maniera un po' esotica?) Lo
dormira' al NASA lodge, che e' la foresteria del centro: su un muro
occhieggiano varie foto autografate degli astronauti che hanno sostato
qui, c'e' anche una foto di un astronauta sulla luna (Apollo 15), e la
foto di una astronauta donna, con l'ironica dedica "thanks to NASA
lodge for making 'space'". Lo si sente gia' parte della combriccola,
immaginandosi quali panorami hanno visto le persone che hanno dormito
in quel letto prima di lui! Siccome c'e' stato un cambio di programma
della conferenza dopo che aveva gia' comprato il biglietto aereo, Lo
si trova con qualche giorno in piu': tanto meglio, oltre alle mille
cose da finire, riuscira' a farsi qualche piccolo giro per la
California. Il primo giorno decide per San Francisco: treno fino in
citta' senza nessun programma specifico, se non di immergersi nella
realta' locale come al solito. La direzione e' il Fisherman's wharf,
dove, si ricorda, abitavano le foche! Lungo la strada passa per
Chinatown. L'impatto e' notevole, sembra di essere stati
teletrasportati a Shangai: non ha niente a che vedere con la blanda
Chinatown di Boston, qui non c'e' una singola persona occidentale (a
parte Lo). Nei giorni prossimi ci sara' il Chinese new year, e oggi
c'e' una specie di fiera, con bancarelle, spettacoli di arti marziali
ed enormi costumi di draghi con dentro decine di persone. Lo
attraversa un parco dove vede persone che meditano facendo strani
gesti coordinati da una specie di direttore d'orchestra. All'ingresso
del parco c'e' il solito cartellone che inneggia alla setta Falung
Gong (o Falung Dafa), ma e' l'unica cosa comprensibile di tutto il
cartello, scritto rigorosamente in cinese. Un gruppetto di persone
giocano con perizia ad un alieno gioco di squadra: si tratta di
passarsi una specie di tappo di sughero con delle piume attaccate,
toccandolo solo con i piedi senza farlo cadere a terra. Sembrano
divertirsi un sacco, ma non e' certo lo sport piu' avvincente del
mondo! Dietro al parco e' stato montato un enorme palco in mezzo alla
strada, dove vari gruppi di bambini si esibiscono in danze e
spettacoli di arti marziali. Due signore si esercitano in mezzo alla
strada, con fluenti abiti colorati, incuranti del loro circondario:
con gli occhi della mente saranno in mezzo agli sconfinati deserti
della Cina? Lo si diverte a girare per le bancarelle che vendono la
frutta e gli ortaggi piu' strani, sembrano sbarcati direttamente da
un'astronave proveniente dai confini della galassia. Strane sfere
verdi bozzute riempiono intere cassette, ignorate dagli avventori, che
roba e'?! Probabilmente in un sobborgo di Pechino lo spettacolo
sarebbe identico. La sensazione di spaesamento e' molto grossa, Lo e'
praticamente l'unico occidentale in una marea compatta di orientali
che vocieggiano e mercanteggiano a tutte le bancarelle, sulla strada
bordeggiata da negozi con insegne e pubblicita' rigorosamente solo in
cinese. Uno strano condominio sembra sia stato trasportato intero da
Hong Kong. Improvvisamente Lo e' catapultato di nuovo in USA, il
quartiere finisce e ritornano le tipiche costruzioni americane. In un
angolo di strada un jazzista di colore suona con maestria il suo
sassofono, melodie tristi, atmosfere di fumosi bar dei sobborghi di
Chicago. Due strade dopo, Lo si trova nel quartiere italiano
costellato di ristoranti, pizzerie e chiese cattoliche. Una lunga fila
di potenziali avventori aspetta di poter entrare in un locale, dove
evidentemente la colazione deve essere ottima! Di fronte, una
panetteria che addirittura vende focacce, deve essere l'unica di tutti
gli USA, ma purtroppo e' chiusa. Un buffo negozio di cappelli ha in
vetrina strani macchinari per la manifattura di cappelli che fanno da
cornice ad un campionario di borsalino e coppole che sembrano pronti
per l'arrivo di Al Capone. Una delle famose discese verticali di San
Francisco porta al porto. Come Lo si ricordava, le macchine sono
(quasi) tutte parcheggiate con il volante sterzato al massimo: se si
rompe il freno a mano, almeno la macchina non rotola fino in fondo
alla discesa! Il porto non sembra corrispondere affatto ai fumosissimi
ricordi di Lo, che si ricordava una struttura in legno con le foche
che vivevano rumoreggiando in mezzo ai pali. La struttura e' molto
turistica, tanto che, passeggiando sulla banchina si vedono solo
negozi di paccottiglia, non si vede il mare! Un enorme cartello
pubblicizza i Bubba-Gump shrimps: esistevano veramente, oppure e'
un'operazione di franchising nata dal film di Forrest Gump? Per
fortuna si puo' svicolare per una stradina secondaria che passa dietro
ai negozi da cui si vede un bellissimo panorama sulla baia, incoronata
in lontananza dal Golden Gate che svetta rossissimo in una luminosa
giornata di sole, vento e cielo azzurro. Lo vorrebbe essere in mezzo
alla baia su una delle (poche) barche a vela... Girato l'angolo, ecco
le foche! In realta' sono sea lions, non foche. Non abitano piu' in
mezzo ai pali, ma su delle specie di piccole chiatte di legno che in
origine servivano per l'attracco delle barche, ma ora sono dedicate a
loro (come spiegano alcuni cartelli, che minacciano che disturbare o
cibare le foche e' un federal crime!) Lo vorrebbe rimanere a guardare
per delle ore. Alcune sono pacificamente addormentate o si rilassano
al sole, ma un paio di irruenti teenagers combattono senza sosta il
privilegio di avere per se la chiatta numero tre, incuranti del fatto
che ci saranno una dozzina di chiatte completamente libere! La scena
si ripete senza sosta: una foca salta sulla chiatta e sfida, gridando
a gran voce, il proprietario. Segue una ferocissima lotta a spintoni
(e anche qualche mozzicone sul sedere), dove una delle due foche viene
spinta in acqua senza tante cerimonie! La foca vincitrice lancia
grandi urli di gioia. Ben presto, una o due altre foche salta
nuovamente su, e la sfida riparte. Nelle chiatte vicine, dozzine di
foche dormono beatamente, crogiolandosi al sole, incuranti dei
rumorosi schiamazzi e confusione dei combattenti. Poco lontano, in
mezzo al porto, alcune foche sguazzano saltellando nell'acqua. Sono
molto divertenti, ed una schiera enorme di persone di tutto il mondo
assiste festosa allo spettacolo. Enormi cartelli di spiegazioni
raccontano che le foche si sono trasferite qui dopo un terremoto circa
20 anni fa, e qui sono rimaste, con l'approvazione degli scienziati
che hanno raccomandato di riservargli questo angoletto del porto. Pare
che la baia di San Francisco sia un buon habitat per le foche perche',
per qualche motivo ignoto (forse la bassa salinita' dell'acqua) non
arrivano gli squali fin qui. I cartelli spiegano che le foche del
porto sono quasi tutti maschi, le femmine sono un po' piu' timide e
meno "show off", e preferiscono stare nelle nurseries piu'
riparate. Lo prosegue la sua passeggiata, andando a finire sul vero
molo dei pescatori, dove lavoratori cinesi e messicani stanno
scaricando i pescherecci che arrivano. Alcuni sono chiaramente
pescherecci dedicati alla pesca degli enormi granchi che fanno bella
mostra di se' sui banchi dei ristoranti appena dietro il porto:
l'avventore puo' scegliere il proprio, che viene prontamente messo a
bollire in enormi vasconi e servito immediatamente. Lungo il molo e'
ormeggiato anche un sottomarino e una nave cargo, monumenti storici
dell'immenso sforzo bellico che San Francisco vide durante la seconda
guerra mondiale. Lo e' tentato di visitare il sottomarino, ma la
giornata e' cosi' piacevole che non ha nessuna voglia di chiudersi in
un claustrofobico budello. Un cartellone a fianco ritrae l'intero
equipaggio barbuto e sorridente, ricordando che passavano mesi interi
nel sottomarino, 75 uomini, neanche una doccia, neanche una donna,
"see why they are smiling?", conclude ironico il cartellone! Lo ora
passa ad un altro molo, che e' diventato un parco nazionale (come a
Boston) e vi vengono preservate le antiche navi che hanno fatto la
storia di San Francisco: velieri e navi a vapore riposano lungo la
banchina dopo una lunga vita di viaggio. In un angolo, i bimbi si
possono cimentare studiando le carrucole: enormi barili possono essere
sollevati con paranchi a passo diverso, cosi' si capisce il
meccanismo. Lungo il molo c'e' anche una avvenieristica barca che e'
stata usata da due amici per attraversare a remi il pacifico,
controcorrente: dal Giappone a San Francisco! Si davano il turno per
remare 24 ore al giorno. Tutta la barca e' leggerissima e i remi in
fibra di carbonio si possono sollevare con un dito. Un estratto del
loro diario racconta le loro giornate faticosissime spese a remare
giorno e notte. Il mito degli americani per i record e le imprese
pazze non si e' spento... Lo prosegue lungo il mare in un parco che
era originariamente un forte per l'imbarco dei soldati. In un angolo
c'e' il termometro piu' strano del mondo: un "termometro a ponte". Un
cannocchiale con una scala graduata e' puntato sul centro del Golden
Gate. A seconda della temperatura della giornata, la dilatazione
termica dei cavi di sospensione fa abbassare o sollevare l'arcata:
quindi l'altezza del piano del ponte dipende dalla temperatura! La
scala sembra grossomodo lineare, ma non e' calibrata. Lo si accorge
che da una spiaggia poco distante i kite-surfisti si lanciano nella
baia. A contrario di quello del mese prima in Norvegia, le evoluzioni
di questi sono molto limitate, ma ci si rende presto conto del motivo,
siamo all'ingresso della baia e il vento e' fortissimo. E' gia' un
miracolo che non vengano spazzati nella stratosfera! Le tavole che
usano sono enormi, con lunghissime triple derive per tenere la
direzione. Si divertono un sacco, perche' il riparo della baia mitiga
le onde e possono prendere delle velocita' incredibili, grazie al
fortissimo vento. Poco distante c'e' anche una casetta con la doccia,
dove cartelli minacciosi avvertono che questo e' un ottimo posto per
il kite-surf, ma "definitely" non e' il posto adatto per imparare ad
andarci. L'understatement fa sorridere Lo, che si immagina orde di
principianti spazzati fino alla punta del famoso grattacielo a
piramide che svetta in lontananza. Un kite-surfista sta arrivando con
aria stanca e soddisfatta, ma il vento e' talmente forte che non
riesce a fare scendere il suo aquilone... Arriva in soccorso un suo
amico che quasi ci si lancia sopra a pesce, afferra l'aquilone e lo
copre di sabbia per evitare che riprenda subito il volo. Dietro la
spiaggia c'e' l'Exploratorium, il fantastico museo della scienza
interattivo di San Francisco. E' vicino al museo d'arte ed e'
alloggiato in una enorme struttura neoclassica con imponenti colonne
sovrastate da enormi statue. Purtropp chiude fra un'ora, ma Lo entra
lo stesso. E' un museo dove non c'e' praticamente una singola cosa che
si deve solo guardare. Tutti gli exhibits richiedono che il visitatore
interagisca e faccia lui stesso l'esperimento. Ci sono alcuni
esperimenti veramente molto raffinati, addirittura un microscopio
diretto su un reticolo di diffrazione dimostra l'effetto Zeeman, se
uno tira una leva, muove una calamita sul campione e cambiano le righe
spettrali! Altri esperimenti sono un po' meno raffinati, ma molto
spettacolari. Si va dall'elettromagnetismo, all'ottica,
all'acustica. L'interferenza fra onde e la risonanza vengono spiegate
in molti modi, uno piu' creativo dell'altro. Un'intera sezione e'
dedicata alla percezione umana: una fontanella per l'acqua e' montata
su una tazza del gabinetto, l'acqua da bere esce a zampillo se uno
tira lo sciaquone. Un cartello sfida l'avventore a bere, sfidando la
propria percezione. Lo, disidratato, prova a bere, ma effettivamente
l'acqua fa abbastanza schifo: troppo cloro, oppure il condizionamento
inconscio? C'e' anche una versione interessante del secchio di Newton:
un esperimento cosi' semplice con implicazioni cosi' profonde che
nessuno e' ancora riuscito a darne una spiegazione pienamente
convincente! In un angolo viene spiegato come il museo deve
continuamente sistemare le varie attrezzature, perche' l'usura e'
costante, sono toccate giornalmente da schiere di bimbi (e adulti)
assatanati. Quando era piccolo, in questo museo Lo aveva visto un
teschio di mucca. Ovviamente, affascinato, aveva allungato la mano per
toccarlo, ma la mano l'aveva attraversato: non c'era nulla, un
ologramma! Per un bambino, (Lo aveva nove anni), e' molto difficile
non credere ai propri occhi: il teschio era li', perfetto, ma non si
poteva toccare!! Quell'evento lo colpi' tantissimo e decise che
avrebbe capito questo misteriosissimo fenomeno. Chissa' se la sua
carriera non sia stata decisa da quell'ologramma? Si ritrova il
pseudoologramma della molla che sembra esserci ma non si riesce a
toccare, ma questo e' facile da capire: semplicemente c'e' uno
specchio iperbolico e la molla e' in realta' nascosta sotto: anche un
bimbo lo puo' capire (e infatti viene lasciato un buco in modo che i
bimbi possano toccare la molla nascosta e vedere lo
specchio). Purtroppo l'ologramma vero del teschio non si trova. Lo
chiede ad un inserviente (un ingegnere) di una certa eta', il quale lo
invita dietro le scene. Si ricorda benissimo dell'ologramma e ascolta
divertito Lo che gli racconta che qui aveva visto il suo primo laser,
uno stupidissimo elio-neon da 5 mw (ora Lo ne possiede 3 o 4!) che
pero' gli aveva fatto un'enorme impressione, anche perche' (al
contrario che nei cartoni animati) non faceva esplodere
niente. L'ingegnere spiega che purtroppo l'ologramma si e' rovinato
(qualcuno l'ha graffiato) ed e' stato tolto. Spiega orgoglioso tutti
gli ologrammi che lui ha prodotto egli stesso per il museo. Ora fa
provare a Lo la sua ultima creazione, che verra' messa nel museo fra
breve. Fa sedere Lo su una sedia e lo fa piegare con la fronte sulle
ginocchia. Ora la sedia inizia a ruotare. Dopo una trentina di secondi
Lo deve sollevare la testa e rimettersi verticale: WOW!! Tutto il
mondo gira!!!! Questo esperimento (piuttosto, strumento di tortura)
serve a mettere in movimento tutti e tre i canali dell'equilibrio che
uno ha nell'orecchio. Quando uno solleva la testa, il fluido di tutti
e tre i canali si muove rispetto all'orecchio interno e si ha la
sensazione di rotolare dentro una palla che rimbalza su una pietraia!
Lo avra' la nausea fino a sera grazie tante, ma naturalmente fa tanti
complimenti all'orgogliosissimo ingegnere. Purtroppo il museo sta
chiudendo e l'ingegnere offre un passaggio a Lo, che altrimenti
dovrebbe riattraversare a piedi tutta la citta'. Spiega che di solito
viene al lavoro in treno + bicicletta perche' San Francisco e' una
citta' molto bike-friendly e questo ha permesso un enorme incremento
delle biciclette (con conseguente diminuzione del traffico) negli
ultimi anni. Oggi e' venuto in macchina perche' la domenica non ci
sono treni comodi. Dice che la lobby dei ciclisti e' molto potente ed
addirittura stanno studiando il modo di aggiungere una pista ciclabile
attraverso il bay bridge (gia' c'e' fino all'isola). Fa una breve
deviazione per fare vedere a Lo una delle vie verticali di San
Francisco e Lo si raccomanda al suo angelo custode, speriamo che la
sua antica auto abbia buoni freni! Lascia Lo nel quartiere del
business dove lui deve raccogliere sua moglie. Dice che il quartiere
e' cambiato molto dai tempi in cui lui era giovane e veniva qui a
comprare le sue droghe, un ingengnere molto alterna! Lo ha voglia di
passeggiare ancora, e arriva all'imbocco del bay bridge, che e' molto
scenografico. Sotto c'e' il molo dei pompieri, che orgogliosamente ti
vendono anche le t-shirt o il mug dei pompieri, se vuoi. Lo se ne
torna, devastato ma soddisfatto, a Moffett field. Il giorno dopo deve
lavorare, quindi decide per una breve gita pomeridiana: prende il bus
fino al capolinea, De Anza College, Stevens Creek boulevard,
Cupertino! Sceso dall'autobus, non si ricorda nulla, boh! Forse e'
cambiato tutto, o forse la California e' tutta uguale? In lontananza
ci sono delle colline che Lo proprio non ricorda. Ecco, pero' che,
avvicinandosi alla vecchia casa, i ricordi rivengono fuori. Ecco la
sede della Apple, ma gli alberi non c'erano! (O forse 30 anni fa erano
un po' piu' piccoli!) C'e' ancora il mitico Donut wheel, il negozio di
doughnuts che era un mito per noi bimbi perche' c'era sempre una (o
anche piu'!) macchine della polizia parcheggiate dietro. Purtroppo
ora non c'e' neanche una macchina della polizia, che i poliziotti
moderni siano piu' salutisti? Lo entra a comprarsi un doughnut, e vede
sulle pareti del locale i ritagli del giornale, orgogliosamente
appesi, che narrano la storia di 40 anni di questo piccolo bar,
un'epoca geologica per gli standard americani. Il doughnut e'
abbastanza disgustoso: dolciastro, fritto e appiccicoso, ma Lo se lo
mangia con gusto, non e' proprio una madalenette proustiana, ma
bisogna accontentarsi. Poco oltre c'e' 10163 Parish place (l'indirizzo
e' scolpito a fuoco nella memoria, one-o-one-six-three: probabilmente
i genitori prima di lasciarci andare a scuola a piedi da soli ce lo
avevano fatto imparare bene a memoria, altrimenti guai se ci
perdevamo!) Il cancello esterno non e' affatto imponente come Lo se lo
ricordava, del resto ora lui e' alto quasi il doppio. La casa e'
sempre uguale, anche se gli alberi di fronte sembrano molto piu'
alti. Lo fa un paio di foto di rito e una passeggiata fino alla
piscina. Quante sbucciature di gomiti su questi sentieri imparando ad
andare sui pattini a rotelle... Poi Lo si dirige verso la sua scuola,
facendo il percorso fatto malvolentieri milioni di volte. C'e' ancora
lo stranissimo marciapiede pieno di sassi di fiume in MEZZO alla
strada. La scuola e' quasi uguale, ma hanno aggiunto un paio di
edifici e non e' piu' dipinta di giallo. Hanno tolto le altalene sotto
cui c'era un tappeto di scaglie di sequoia, quante scheggie che si era
preso Lo! Il cortile della scuola non e' cambiato. Lo ritorna con la
memoria alla piu' strana lezione a cui ha assistito in tutta la sua
carriera di studente: una lezione pratica di come si attraversa la
strada. Tutti i bimbi della scuola erano stati fatti allineare lungo
il cortile. Era arrivato uno sceriffo con cappello e pistolone che
aveva spiegato che bisogna guardare prima di attraversare la
strada. Per sottolineare la sua lezione, era salito sulla sua mitica
auto, acceso lampeggiante e sirene a tutto spiano, preso la rincorsa e
poi... ha piantato un'inchiodata da film con il fumo che usciva dalle
ruote, davanti agli studenti entusiasti. I lunghi segni delle ruote
rimasero sul cortile per mesi, e gli studenti non si dimenticarono mai
piu' di guardare prima di attraversare la strada! Il cortile era anche
il luogo dove bisognava raccogliersi durante i fire drill. C'era una
campanella apposta per segnalare l'incendio: bisognava uscire con
calma, senza spingersi, e allinearsi in cortile. Un giorno durante
un'esercitazione si vide del fumo dietro la scuola, tutti gli studenti
speravano che la scuola bruciasse veramente, ma non fu cosi',
peccato!!! Un'altra campanella serviva per avvertire del terremoto,
tutti (compresa la maestra!) dovevamo mettersi sotto il banco e
rimanerci fino alla campanella di cessato allarme. Gia' che siamo in
vena di ricordi, una nota sociologica: tutte le mattine bisognava, in
piedi e con la mano sul cuore, fare il giuramento (pledge allegiance)
alla bandiera degli Stati Uniti e della California. Chissa' che il
nazionalismo americano ("I'm proud to be American") non nasca
soprattutto da questo? E' una nazione ricchissima di risorse umane,
culturali ed etniche. E' una nazione in cui chiunque si puo' fare
strada, senza troppe convenzioni sociali e caste. Pero' e' anche una
nazione con grandissimi problemi sociali (niente assistenza sanitaria,
servizi pubblici pessimi, mezzi di trasporto quasi assenti, problemi
addirittura ad accedere a cibo sano, poverta' molto diffusa), eppure
tutti, dal presidente all'ultimo degli straccioni e' fiero di essere
americano, gonfia il petto quando vede una bandiera ed e' disposto a
combattere qualunque minaccia (reale o percepita) all'"american way of
life", che paradosso! Di ritorno al Moffett field, Lo non ha voglia di
rimettersi a lavorare e decide di andare a visitare un negozio di
computer di recupero, che (da googlemaps) sembrava li'
vicino. Naturalmente, Lo si era dimenticato che gli aereoporti non
sono piccoli, e "li' vicino" vuol dire piu' di un'ora di cammino,
parte della quale lungo la mitica autostrada 101. Lo passa vicino alla
sede di Yahoo, ed arriva al negozio "Weird stuff". Il nome e' un
programma, e Lo passa un'ora felice a fare shopping in mezzo a cataste
di vecchi server, schede RAID di tecnologie estinte e techno-trash
della peggiore specie. Alla fine lo devono buttare fuori di peso
quando il negozio chiude. Il giorno dopo inizia la conferenza, ma c'e'
il tempo di visitare il visitor center del Moffett field assieme a
Matteo. Qui mostrano alcuni memento della NASA tra cui una roccia
lunare presa dall'Apollo 15. Un orgoglioso vecchietto fa da volontario
e ci fa da Cicerone, ma gli manca un po' di verve e magari anche
qualche succoso pettegolezzo: probabilmente non e' un interno della
NASA. Comunque cerchiamo di dargli soddisfazione per il suo ruolo che
svolge con molto orgoglio, spiegandoci che sulla luna non c'e'
l'atmosfera. In un angolo ci sono i copertoni dello space shuttle, in
un altro c'e' una capsula del programma gemini e alcune tute
spaziali. C'e' anche il modello del telescopio SOFIA: hanno preso un
boeing 747, gli hanno fatto un buco nella carlinga e ci hanno messo un
enorme telescopio a infrarossi. L'aereo vola a quote elevatissime per
evitare l'assorbimento dell'infrarosso da parte
dell'atmosfera. Siccome il telescopio non puo' essere coperto da un
vetro, hanno dovuto studiare con cura come vola un 747 con un buco di
5 metri nella carlinga! Questo e' il modello originale che hanno
usato nelle imponenti gallerie del vento del Moffett field. C'e' anche
un enorme tasto rosso che serve a fare girare il telescopio nel
modellino! Pare che anche l'aereo vero sia basato qui in questo
aereoporto, ma probabilmente e' parcheggiato in uno degli enormi
hangar, perche' in giro non si vede. Lo entra nel gift shop ed esce
con il portafoglio alleggerito, ma pieno di paccottiglia NASA, il suo
mito! Anche solo la busta con il logo degli astronauti valeva la
spesa!! La conferenza e' vicino al mitico hangar one, una delle
costruzioni piu' grandi al mondo che originariamente serviva per
proteggere un enorme dirigibile, ormai scomparso. Ora hanno scoperto
che e' ricoperto con sostanze tossiche e devono sostituire tutta la
copertura. Miscroscopici ometti avvolti in tute (spaziali?) bianche
si calano lungo le pareti per lavorare rumorosamente. I conferenzieri
sperano che il centro congressi sia sopravvento, altrimenti ci
becchiamo tutti i materiali tossici! Nel parcheggio, accanto alle auto
e' parcheggiato anche un F-104 supersonico, un elicottero da
combattimento ed un quadrimotore a elica Orion P3 da pattugliamento
antisommergibile. La conferenza e' molto interessante, e quelli della
NASA pensano che sia realistico mandare un quantum computer in orbita
per aiutare le missioni interplanetarie nei complicatissimi conti
(soprattutto legati al mission planning) che tali missioni devono
affrontare. Questa ingenuissima proposta farebbe ridere se fosse
avanzata da chiunque altro (il quantum computer piu' potente che
esiste ora ha una decina di qubits, occupa un laboratorio intero ed e'
capace di fattorizzare 15 uguale 3 per 5), ma quelli della NASA hanno
mandato uomini sulla luna con quello che praticamente era il primo
computer a circuiti integrati, o giu' di li'.. Sicuramente non hanno
paura di abbracciare in maniera entusiasta le nuove tecnologie! La
gita sociale della conferenza e' alla sede di Google, che e' proprio
qui a Mountain view. All'ingresso ci fanno firmare un non-disclosure
agreement: non possiamo raccontare nessuna delle tecnologie
incredibili di cui verremo a conoscenza! Per noi scienziati questo
cerimoniale fa un po' sorridere, ma forse e' abbastanza comune nel
mondo industriale che si basa su intellectual property, di cui Google
e' uno dei maggiori esponenti. Uno dei dirigenti Google e' un esperto
di quantum computation: aveva anche fatto un seminario alla conferenza
il giorno prima (per la verita' un pochino noioso, ma con una visione
affascinante di come la computazione quantistica possa essere
applicata a far imparare concetti ai computer). Ha organizzato delle
brevissime presentazioni di suoi colleghi, che ci raccontano gli
ultimi sviluppi di Google. Anche loro vogliono capire se il quantum
computer puo' essergli utile per i calcoli che fanno. Delle 7 persone
che rappresentano l'azienda, solo uno e' americano. Uno e' orientale,
uno e' indiano, altri sono europei. Ci presentano le loro tecnologie
per il riconoscimento vocale, per la traduzione automatica, per
l'aumento della qualita' della ricerca, il piazzamento delle
pubblicita' (c'e' uno studio attentissimo su come piazzare le
pubblicita' nella pagina di google, e un sistema molto complicato per
selezionare come e quanto farsi pagare per esse). Il vantaggio che ha
Google rispetto a tutti questi problemi e' che possiede una quantita'
di dati impressionante. Le voci di tutte le persone che usano android
per il riconoscimento vocale, milioni di pagine web multi-lingua,
ecc. Studiano algoritmi statistici complicatissimi per filtrare tra
questa mole di dati ed "imparare". Fa un po' paura la loro visione di
Google nel futuro, vogliono arrivare a sapere cosa chiederai prima
ancora che tu lo faccia, incrociando tutti i (numerosissimi) dati che
hanno su di te. Invece di essere un oracolo passivo, diventerebbe un
suggeritore attivo che ti aiuta e ti consiglia su quello che devi fare
tutti i giorni. Ovviamente cio' puo' essere utile, ma fa un po' paura
ed e' anche molto pericoloso. Lo si raccomanda di lasciare la
possibilita' di poter spegnere questo tipo di ricerca avanzata. Per
uno scienziato, Google e' diventato uno strumento molto importante ed
e' fondamentale che non introduca dei bias di alcun tipo nei risultati
che fornisce. In un angolo, uno schermo mostra le ricerche fatte su
google in tempo reale. Appaiono richieste stranissime su antichi
generali messicani e su ricette (di cucina?) dai curiosissimi
nomi. Le leggende di Google corrispondono a verita': effettivamente ci
sono enormi frigoriferi dove chiunque puo' prendere le bevande che
vuole e tavoloni immensi di frutta e biscotti a disposizione di tutti:
un vero bengodi. Lo prova una lattina di Cocacola al gusto ciliegia,
bleah disgusting! Lungo il corridoio ci sono palestre (si puo'
evidentemente lavorare mentre si fa un workout) e stanze per i
massaggi. Nel parcheggio i posti migliori sono riservati alle donne
incinta (e poi agli handicappati). Alcuni parcheggi hanno anche la
spina per ricaricare la propria auto elettrica. Non e' un caso che
Google venga considerato uno dei posti migliori al mondo per
lavorare. Sabato pomeriggio, finita la conferenza, Lo si aggrega a
Paolo, Pino e Matteo per un giro sulla costa. Facciamo una lunga
passeggiata sulla spiaggia. Niente foche, ma vediamo schiere di
pittoreschi personaggi con metal detector. "Che cercate?" chiede Paolo
incuriosito. L'entusiasta panzone snocciola improbabili tesori di
anelli e gioielli che la tempesta della sera prima avrebbe fatto
emergere spostando la sabbia. Paolo conclude che il cercatore,
nonostante l'apparente giovialita', deve avere dei seri problemi
familiari per passare cosi' il sabato! Ci arrampichiamo su una
scogliera sotto cui i surfisti (quelli veri stavolta) aspettano invano
l'onda perfetta, ma oggi l'oceano e' quasi calmo (nel senso che le
onde non superano il metro e mezzo!) E loro ne approfittano per
socializzare fra le onde. I loro camper enormi e supertecnologici sono
parcheggiati li' vicino. Alcuni hanno una specie di balconcino che si
allarga una volta che il camper e' fermo, mancano solo i gerani. Sotto
consiglio di Paolo, ci dirigiamo ad un chiosco/ristorante di
granchi. Se vuoi, porti il tuo granchio e loro te lo cucinano. Lo si
rifuta categoricamente di mangiar e tali disgustose bestie e si
accontenta (si fa per dire!) di una piu' prosaica ma ottima clam
chowder, seguita da fish and chips. La clam chowder qui e' molto
diversa da quella di Boston, qui non si usa ne' panna, ne' latte, ma
patate. Il resto della comitiva si delizia con i succulenti crostacei
che vanno mangiati previa apertura con l'apposito schiaccianoci. Per
fortuna sono riusciti a farselo portare "plain": il burro fuso arriva
in una vaschettina separata e il granchio non e' affogato in tale
questionabile condimento. Il rischio per le arterie e stato altissimo
ma l'hanno scampata stavolta (anche se comunque il granchio di per se'
non e' uno scherzo). La cameriera e' stupita dalla nostra domanda se
mezzo granchio a testa sia troppo. "I come from a five-crab-a-person
family" esclama divertita, alla facciazza!! E' inevitabile spruzzarsi
nel maneggiare lo schiaccianoci, e veniamo forniti di buffissimi ed
enormi bavaglini che sarebbero l'invidia di Bud Spencer. La sera
scorre spensierata guardando il tramonto sul porto dalle finestre del
chiosco e le discussioni di fisica sono rimandate a data piu' propizia
(e meno appesantita). Dopo cena, andiamo per la classica passeggiata
sul molo stile Montalbano per digerire l'immane magnata. Nei giorni
successivi Lo deve lavorare, ma e' conscio che se non visitera'
l'acquario di Monterey incorrera' nell'ira funesta della dolce
Lu. Affitta quindi una macchina, e via verso sud attraverso
spettacolari boschi di sequoie. Sotto suggerimento di una park ranger
di una delle state beach lungo la strada, Lo si ferma a Mos
landing. Il nome promette scenari da film di fantascienza, e le
aspettative non sono deluse: una spiaggia oceanica spettacolare si
perde all'orizzonte e fa da cornice a enormi onde che si frangono con
il boato ricco di basse frequenze tipico del Pacifico (mai nome fu
meno azzeccato). Prima di schiantarsi, le onde fanno dei tubi lisci e
levigati per cui un surfista darebbe un braccio. Infatti, una coppia
di surfisti sfegatati stanno tornando all'auto gocciolanti con la
faccia soddisfatta. Ed in effetti, ad uno dei surfisti manca un
braccio, ma con lo spirito tipicamente americano di vedere
opportunita' ovunque, ha sostituito la sua protesi con un piccolo
remo, per poter pagaiare nell'oceano: e' anche probabile che sia
avvantaggiato rispetto agli altri. Su una rivista di alpinismo
americana avevo visto la foto di un alpinista che aveva perso un
braccio e si era fatto fare una protesi con piccozza
incorporata. Certo non rischia che gli sfugga la presa dalla
picca. Magari gli scambi di "mano" sono un po' complicati, ma
sicuramente non si prende bollite alle dita scalando su ghiaccio!
Chissa' se Moster potra' introdurre questi tipi di protesi utili anche
in Italia? Di certo il surfista non si e' fatto scoraggiare dal suo
handicap, anzi ne ha approfittato alla grande, tanto l'altra mano per
portare la tavola da surf sulla spiaggia c'e'. Erano gli ultimi due
avventori della spiaggia e quindi Lo se la puo' godere tutta la
solo. Le onde sono proprio impressionanti, e piu' di una volta deve
scattare verso le dune per non essere sepolto dalla schiuma che arriva
fino alla fine della spiaggia. Dopo una breve passeggiata si arriva ad
un frangiflutti. Lo nota una persona seduta in meditazione, incurante
degli spruzzi e del vento. Che flemma, che pensieri profondi. In
effetti, ad una piu' accurata analisi, si rivela una filosofica foca
enorme che scruta l'infinito, godendosi il sole. Al lato opposto dei
frangiflutti c'e' un moletto dove alcuni messicani stanno pescando. Un
paio di lontre (sea otter) sguazzano poco distante. Ogni tanto
spariscono. Ne riappare una che si mette ad applaudire! Lo si chiede
il motivo di tanto entusiasmo, ma evidentemente ha pescato un pesce o
una conchiglia e lo sta sbattendo prima di mangiarselo. Un gabbiano si
avvicina subito per cercare di fregargli la preda, ma la lontra si
guarda bene dal farsela soffiare. Poco distante un paio di foche
focheggiano nel mare, agitando le loro pinne fuori dall'acqua. Peccato
che dietro la spiaggia ci sia un'enorme centrale elettrica (o qualcosa
di simile) che guasta un po' l'atmosfera, ma Lo cerca di rimuoverla
dal suo campo visivo e conservare solo il roboante oceano e gli
allegri animali. Lo passeggia lungo il frangiflutti, incurante dei
cartelli che avvisano di improvvisi tsunami a ciel sereno. Pero' man
mano che si avvicina alla foca in fondo al molo, sente la vocina di Lu
che lo frena: do not disturb wildlife, do not feed the animals! Meglio
tornare indietro prima che un fulmine evocato dalla dolce Lu lo
polverizzi per aver osato avvicinarsi al focone. A Monterey, Lo si
dirige immediatamente verso l'acquario. Parcheggia sul lungomare, ma
mentre cammina verso l'acquario viene attratto da un capannello di
persone che guarda dietro una rete. Una spiaggia letteralmente coperta
di foche! Queste sono vere foche, le harbor seal, che c'erano anche a
Boston (ma a Boston se ne vedeva al massimo una per spiaggia, qui
saranno un centinaio o piu'). Un panciuto signore con giacca blu e
cappello e' il volontario di turno che spiega agli interessati gli usi
e costumi delle foche. Fa notare che c'e' anche un elefante marino,
che ogni tot anni viene sulla spiaggia a fare la muta della sua
pelliccia (durante quel periodo preferisce non stare in acqua per non
avere troppo freddo). Il volontario ha anche un cannocchiale puntato
sull'elefante marino, ma si vede solo una enorme montagna di carne
inerte. Lo rimane un po' deluso, ma non sa cosa lo aspetta al ritorno!
Verrebbe voglia a stare tutto il giorno a guardare la vita sociale
delle foche, che sbadigliano, si stiracchiano, ruttano e fanno puzze
incuranti dei vicini di spiaggia e di ogni regola di buona
educazione. Lo pero' deve assolutamente andare a vedere il museo, che
e' proprio in Cannery row, la strada descritta cosi' vivacemente da
John Steinbeck. Le sue citazioni costellano la strada, e Lo scopre con
stupore che molti dei suoi personaggi, incluso il mitico Doc, sono
presi da personaggi realmente esistenti. Doc era un tale Ed Rickett
che effettivamente aveva un laboratorio di raccolta di campioni marini
ed era effettivamente il personaggio un po' bohemienne efficacemente
descritto da Steinbeck in "Cannery Row", "The Log from the Sea of
Cortez". Anche il grocery store del cinese e il ristorante/bordello di
Dora esistevano veramente. Il laboratorio di Doc/Ed Ricketts esiste
ancora, e si vedono le vasche di cemento nel cortile di fronte alla
scogliera, dove teneva i suoi speciment. Anche qui la zona e'
diventata molto turistica e i negozi di paccottiglia hanno preso il
sopravvento, ma con un pochino di immaginazione uno puo' ancora
immaginarsi la strada bordata da fabbriche di sardine descritta da
Steinbeck. Anche qui, per fortuna, si puo' girare dietro l'angolo e
vedere l'oceano dietro ai negozi. L'acquario e' in una antica fabbrica
di sardine ed hanno mantenuto un'enorme caldaia con sopra le foto
delle operaie intente a riempire a mano le scatole di sardine, e
l'intervista al caldaista. Hanno anche ricreato un angoletto del
laboratorio di Doc con tutti i suoi barattoli pieni di animali
raccolti dall'oceano. Una sala ovale ha una vasca lungo le pareti dove
uno sciame di sardine circola senza sosta, la sala e' illuminata di
blu e dovrebbe dare l'idea di nuotare in mezzo allo sciame. Alcune
sardine testone decidono di andare controcorrente, chissa' che insulti
che si prendono dalle altre piu' disciplinate. Accanto c'e' una mostra
di meduse molto eleganti. Il fondo degli acquari e' blu profondo, ma
le meduse sono illuminate con una luce gialla radente, creando uno
strano effetto. Un volontario volenteroso mostra una goccia di oceano
pullulante di Krill con un microscopio. Ora c'e' una sala spettacolare
con un vascone immenso dove nuotano interi sciami di tonni
velocissimi, un paio di squali martelli, un paio di razze e due enormi
tartarughe marine. C'e' anche un enorme sciame di terrorizzate
aggiughe che deve scappare ogni volta che uno degli enormi predatori
si avvicina. Chissa' se sono parte dell'exhibit o se sono il cibo per
i pescioni? Sicuramente l'effetto scenografico di questo tappeto
d'argento che ondeggia, si arrotola e si apre attorno ai predatori e'
molto spettacolare. Soprattutto quando una razza si avvicina
lentamente, la nuvola di acciughe ha il tempo di disporsi in un
cerchio mobile attorno alla razza che incede elegante. In alcuni
periodi dell'anno mettono in questo vascone anche degli squali
bianchi, ma sono animali troppo feroci per stare a lungo in cattivita'
e bisogna liberarli molto presto. Alle 1330, via di corsa alla vasca
delle sea otters, dove tre giovani volontarie daranno loro da
mangiare. Devono anche stimolarle con giochi di gomma e trucchi, ma le
lontre non sembrano proprio annoiarsi, visto che per tutto il tempo si
arrotolano con un tubo di gomma che e' nella vasca e giocano a
rincorrerlo. Le volontarie sono molto entusiaste e spiegano che non
tutte le sea otters sono presenti oggi: alcune sono state portate
dietro le quinte per fare da compagnia ad una sea otter selvatica che
si e' ammalata ed e' in convalescenza. Una signora asiatica, anch'essa
volontaria, gira tra gli spettatori con una pelle di lontra per fare
toccare quanto e' soffice e folta. In un'altra zona dell'acquario ci
sono due vasche con due enormi polpi, entrambi molto piu' grandi di
Lo, che viene prontamente sgridato dalla volontaria li' davanti, non
bisogna usare il flash quando si fa la foto perche' hanno gli occhi
molto sensibili. Lo pensa alla dolce Lu che all'aquarium di Boston
stava spesso davanti alla vasca di Athena, il polpo di
Boston. Purtroppo nessuno qui sa il nome del polpo locale, ma spiegano
che sono in due vasche separate perche' sono maschio e femmina e
tipicamente muoiono poco dopo l'accoppiamento. Il polpo qui, al
contrario della sonnolenta Athena, e' molto attivo e non fa altro che
andare da una parte all'altra della vasca, cambiando colore e
ruvidezza della pelle e nuotando oppure avvinghiandosi alle rocce e al
vetro con i suoi lunghissimi tentacoli. E' veramente uno spettacolo
vederlo muoversi con questa grazia, nonostante i suoi molti gradi di
liberta'. Pare che sia raro che sia cosi' attivo, e la volontaria non
sa spiegarsene il motivo. Un video li' vicino spiega che sono animali
molto intelligenti (come un house cat) e che si affezionano ai propri
curatori. C'e' il video del polpo che cambia colore dopo che una
inserviente lo accarezza e le si avvolge affettuosamente attorno al
braccio. Dietro c'e' una specie di tunnel di vetro, e mentre Lo lo
attraversa, si sente un enorme scroscio d'acqua e il tunnel viene
sommerso! E' l'habitat delle scogliere bagnate dalle onde. E'
spettacolare mettersi in mezzo al tunnel e vedere l'acqua che scroscia
improvvisa attorno. Dopo c'e' la "splash zone" dove i bimbi (e i non
bimbi) possono toccare le stelle di mare, le conchiglie e gli altri
molluschi, altro posto preferito di Lu quando faceva volontariato
all'aquarium di Boston (ma li' si chiamava in un altro modo). C'e'
anche una vasca tropicale in cui hanno messo tutti i pesci del cartone
"Nemo", sono proprio uguali! Un'altra vasca spettacolare e' la kelp
forest, un enorme vascone pienissimo di pesci in cui ondeggiano nella
falsa corrente delle enormi alghe altissime. All'orario del feeding
entra nella vasca un palombaro che saluta i bimbi che guardano
estasiati. Inizia a parlare, spiegando i pesci, l'importanza di non
buttare la plastica nel mare, quali sono i seafood che si possono
mangiare e quali no. Ha una maschera speciale che gli permette di
parlare, pur con voce molto squillante. Uno squalo si avvicina, e Lo
gia' si pregusta lo spettacolo del palombaro squartato in un
esplosione di sangue e intestini, ma invece, senza perdere l'aplomb,
il palombaro semplicemente prende un pesce da un secchio e lo mette in
bocca allo squalo! Arriva anche un enorme serpente di mare con una
bocca enorme. Il palombaro e' stupitissimo, di solito se ne sta sempre
ben nascosto, si vede che oggi aveva molta fame! Nell'auditorium
dell'acquario, Lo assiste ad un paio di presentazioni di simpatiche
volontarie: una spiega tutti i meccanismi che sono stati copiati dalle
creature marineL: ad esempio una pala eolica che usa le stesse
protuberanze che sono sulle pinne delle megattere e guadagna il 40% in
efficienza (Lo ci crede poco, e' un numero troppo elevato!) Un'altra
presentazione spiega come vengono studiati gli squali bianchi: i
ricercatori attaccano una sonda che registra la posizione e la
profondita' dello squalo. Dopo un anno si stacca e viene recuperata
mandando un email via satellite con la sua posizione allo studioso
(che quindi riceve un'email dallo squalo!). Poi lo studioso puo'
estrarne i dati. Si e' scoperto che gli squali stanno vicino alle
coste a mangiare le fochine quando nascono i piccoli, ma passano tutti
il resto dell'anno in uno specifico punto dell'oceano pacifico che i
ricercatori hanno chiamato lo "shark cafe". Cosa fanno li'? Forse
mangiano e socializzano. Perche' proprio li'? Non si sa. L'ultima
presentazione riguarda gli animali delle profondita' marine. Proprio
davanti a Monterey c'e' una fossa profondissima e gli studiosi
dell'acquario vi immergono un ROV, un sommergibile robotico. Le
immagini che fanno vedere sono spettacolari, di animali alieni con
enormi bocche e denti affilatissimi. Una specie di polipo e' talmente
trasparente che si vede il suo cervello (o e' il cuore?) E' l'unica
immagine che abbiamo di questa specie, che per il resto e'
completamente sconosciuta. Quando l'acquario sta per chiudere, Lo
riesce faticosamente a trascinarsi fino al gift shop per prendere
l'immancabile libro di Steinbeck e le cartoline degli animali per
Lu. Ormai stremato, fa un rapido giro per Cannery row, ma si dirige
presto alla macchina. Alla spiaggia delle foche c'e' ancora un
capannello di persone, ma il volontario con il telescopio e' andato
via. Ora il sea elephant e' molto piu' attivo (si fa per dire): ha
scacciato tutte le foche nei dintorni e ogni tanto alza la testa e
manda dei rauchi bramiti di protesta contro il suo destino crudele
(?), ogni tanto si lancia grandi pinnate di sabbia sulla schiena. Le
fochine si tengono a debita distanza! Intanto il mare si e' alzato un
po' e nel radioso tramonto del far west, le onde si frangono sugli
scogli con altissimi spruzzi. E' ora di andare a casa. Lungo il
viaggio Lo si ferma ancora a Mos landing, pero' ormai il sole e' gia'
tramontato purtroppo, ma il rombo dell'oceano sotto ad una piccola
fettina di luna vale la pena. Il giorno dopo riesce ancora a visitare
il museo del computer, ottimisticamente sottotitolato "i primi 2000
anni di computazione" (forse hanno gia' in programma l'upgrade del
museo fra altri mille?) Il primo computer non meccanico che si
incontra nell'esposizione e' una di quelle calcolatrici programmabili
elettromeccaniche dell'Olivetti, la Programma 101, che a Ivrea si
divertono a restaurare e a fare funzionare. Ci sono tutti i computer
che hanno segnato la storia, dalla Curta, al computer che ha portato
gli astronauti sulla luna, ai mitici supercomputer Cray, al primo
server rack (semiartigianale!) usato da Google. Lo di nascosto pigia i
tasti del DSKEY, la cubettosa tastierona che era l'interfaccia utente
per gli astronauti: anche lui si sente un vero astronauta ormai. C'e'
anche una sezione con la storia dell'hard disk, ma non spiegano
molto. L'unico esibito da 5 pollici e un quarto e' un antico modello
della Conner. Ci sono tutti i computer della Apple, compreso l'Apple 1
con la sua scatola di legno, che gli utenti dovevano montarsi da se',
saldando i componenti alla piastra. Ha un antico processore motorola
(pare) e costava 666.66$. Lo e' ormai entrato in modalita' museo e si
diverte un sacco a vedere tutti gli exhibits. Ce ne sono molti di
interattivi. Non ci sono moltissime persone in visita, ma e' un
mercoledi' mattina. Di ritorno alla base NASA passa per caso davanti a
UNIX surplus, un altro negozio di computer riusati e si acquista un
bellissimo caricabatterie a energia solare per il telefono. Quanta
paccottiglia! Alla base si riesce a fare un ultimo giro al visitor
center: stanno montando un display sulla storia dello space shuttle,
con il cibo degli astronauti e i guanti spaziali. Stanno anche
preparando un simulacro di uno dei segmenti della International Space
Station. E' ora di andare all'aereoporto e Lo prende il treno per
un'ultima volta. L'ometto del treno si diverte con gli annunci: "No
smoking ANYTHING anywhere on this train..." Ciao California: creativa
e multiculturale. Passeranno altri 30 anni prima della prossima
visita?